le mamme raccontano...


NON C’È 2 SENZA 3

Per me è stato proprio così: 3 figli, 3 esperienze di allattamento di cui l’ultima ancora in corso al di là di ogni aspettativa!

Eh si, perché la partenza non era stata delle migliori anzi a dire il vero i primi giorni di allattamento sembravano veramente ok poi dopo 2/3 settimane la sorpresa: crescita zero di Luca.

Bambino che sonnecchiava al seno, poppate interminabili…

Intorno vari pareri e sempre nell’aria la possibilità (per gli altri) di far crescere i bambini bene anche con un biberon … MA l’idea non mi andava assolutamente: avevo conosciuto “MAMME PER LE MAMME “, letto il LIBRO DELLA LEGA DEL LATTE, volevo provare tutte le possibilità, tutte le cose possibili per continuare ad allattare. Così con l’aiuto di M. ho fatto uso di un tiralatte manuale prima, elettrico poi, bevuto litri e litri di tisane, mangiato compresse al finocchio, usato sciroppi pro allattamento…

A pensarci adesso fa un po' effetto anche a me: forse non era tutto necessario, ma in quel momento mi andava di far così e il latte ha continuato ad esserci (poco o tanto non lo so, probabilmente meno che più, ma c’era eccome perché Luca è cresciuto fino a 6 mesi compiuti solo con il mio latte!)

Mi fermo qui, anche se potrei continuare a lungo perché l’allattamento è davvero entusiasmante, gratificante, comodo e poi quando finalmente allatti libero da pensiero di crescita (alcuni fortunati questo problema non l’hanno mai) resta proprio solo davvero il piacere!

GRAZIE A MAMME PER LE MAMME, c’è veramente bisogno del vostro prezioso sostegno

Laura


Allattare al seno? È la cosa più bella e naturale del mondo! È un momento magico e per fortuna ripetibile che unisce una mamma e il suo cucciolo.

Ma all'inizio... che fatica!
Nonostante avessi seguito per mesi un corso sull'allattamento e fossi tranquilla e sicura su ciò che avrei dovuto fare,la pratica si è rivelata ben più dura del previsto. Evidentemente il mio piccolo non era affamato e non voleva saperne di attaccarsi.Che urla quando lo avvicinavo!

Ho provato per giorni con scarsissimi risultati:mangiava poco o niente, dormiva molto, perdeva peso e s'indeboliva. Tutti intorno mi facevano pressione; il pediatra mi aveva già preparato la scaletta con le dosi del latte artificiale da dargli. Ma io non ne volevo sapere: avevo chiaro in mente i vantaggi del latte materno ed era scontato che così avrei nutrito mio figlio. Infatti finalmente è arrivato il mio angelo salvatore, una mamma volontaria con più esperienza che, con molta calma, mi ha spronato a insistere e dato consigli azzecatissimi. Così sono riuscita ad allattare il mio bimbo per un anno. Ed è un ricordo bellissimo che mi legherà per sempre al mio topolino! Giulia


...sono già passati 10 mesi e mi sembra ieri la prima volta che Stefano si è attaccato al mio seno. Io faccio parte di quella percentuale di mamme che non ha potuto attaccare il suo bimbo entro la prima ora ma solo dopo 2 e devo dire che il mio piccolo non si è attaccato bene dal primo momento.

Vivo ancora la sensazione di quei giorni, mi sembrava di non fare mai la cosa giusta, che Stefano non prendesse correttamente il latte, il seno mi faceva male.

Per fortuna che ho avuto il vostro aiuto, il vostro incoraggiamento, la forza che mi avete dato per superare ogni difficoltà e per correggere la suzione di Stefano e fare in modo che non fosse più doloroso allattarlo ma un piacere immenso.

La mia generazione, figlia per la maggior parte del latte artificiale, a volte non è supportata dalle famiglie di origine. I genitori, a me è capitato così, ritengono sia meglio "consigliare" di dare ai loro nipoti biberon con latte in polvere, lo fanno in buona fede, pensando sia meglio per le loro figlie.

Dopo qualche mese però, tutte le volte che i miei genitori e mio suocero mi vedevano allattare avevano le lacrime agli occhi e così succede ancora oggi e non smettono di dirmi che sono stata "brava".

Semplicemente un grazie per tutto il supporto e l'incoraggiamento che questa associazione mi ha dato... e un grazie speciale anche a mio marito che è stato il "papà ideale per il sostegno all'allattamento al seno".

Giulia mamma di Stefano




Sono Simona, 31 anni e felicemente mamma di due piccoli, il più grande di 26 mesi e la piccolina di 8 mesi, io e mio marito abbiamo cercato la prima gravidanza e sapevamo già dall'inizio che potevamo percorrere momenti difficili, perchè io all'età di 23 anni ho subìto un intervento all'utero dove esternamente avevo un carcinoma, che mi hanno asportato, ma l'utero ovviamente aveva subito un intervento, ho passato la gravidanza a letto con  miolene e alla fine ho fatto un parto indotto per macrosomia fetale (ossia il piccolo era grandissimo).

Dopo 1 giorno e mezzo di travaglio arriva il piccolo Andrea, neanche il tempo di vederlo che me lo portano via in terapia intensiva neonatale perchè all'uscita ha avuto una sofferenza fetale, oggi con il senno di poi ti dico stiamo benissimo, abbiamo passato 2 settimane tremendamente da urlo ma poi siamo usciti a tutto gas, ovviamente all'interno della terapia intensiva abbiamoo visto di tutto, e tutto nasce da lì, il mio seno subisce un aumento megagalattico e il latte esce a rubinetti, io urlavo dal dolore, ma solo il fatto di avere il mio piccolo a casa era un piacere allattarlo.

Quando il piccolo ha 2 mesi, e già da molto si faceva tutta la notte dormendo, io tutte le notti mi alzavo perchè il seno mi faceva i grumi e mi faceva un male cane, cosi me lo tiravo e lo raccoglievo, finchè l'ostetrica che mi ha aiutato mi ha detto che avrei potuto donarlo... detto fatto, mi sono informata e sono andata a Cesena a portarlo dopo aver fatto tutte le mie visite e gli esami del caso, ho donato 21 litri all'ospedale di Cesena, e questa cosa ogni giorno vi fà morire di gioia.

Poi quando il piccolo ha 9 mesi cerchiamo il fratellino ed ovviamente allattavo, ho allattato il primo figlio che ero in gravidanza di 5 mesi del'altra.

Il 1° gennaio 2007 arriva la femminuccia, ovviamente il mio seno fà la replica e mi riinformo per poter fare la donazione, però a confronto del primo non avevo più quel tempo che avevo prima e quindi vi contatto e voi mi dire che esiste una banca del latte anche a Modena, se pensi che io sono di Cento mi veniva anche comodo, faccio gli esami, raccolgo i miei litri di latte tutti in barattoli sterili e datati, poi siccome una signora al telefono mi aveva detto che addirittura passavano per casa a prenderlo aspetto una loro chiamata, passato un mese li ricontatto e mi dicono che non è possibile e non potendolo portare di persona avendo 2 piccoli purtroppo con le lacrime al cuore l'ho buttato.

DI' A TUTTE LE MAMME DEL MONDO CHE ALLATTINO IL PROPRIO PICCOLO AD OGNI COSTO, NON ESISTE COSA PIÙ BELLA DELLA VITA CHE VEDERE IL PROPRIO FIGLIO ADDORMENTARSI CON IL SENO IN BOCCA.

PENSA CHE IL FOTOGRAFO DOVE ANDIAMO SEMPRE MI HA VOLUTO FARE UN PROVINO CON LA PICCOLA AL SENO PERCHÈ NON AVEVA FOTO CON UN BIMBO AL SENO DELLA MAMMA

 

MAMME ALLATTATE

SARETE RIPAGATE DAI VOSTRI FIGLI



Simona


L'esperienza dell'allattamento per Ylenia e Alberto

Prima che nascesse Alberto l'allattamento era l'ultimo dei miei pensieri. Non che non fossi convinta di volerlo allattare al seno, anzi!

Mi ero informata e documentata, soprattutto grazie agli incontri presso l’Associazione Mamme per le Mamme. Mi sentivo pronta, non ci sarebbero stati problemi!

Agli incontri dell’Associazione non mancavano mai di ripetere che non sempre tutto funziona subito e bene ma quando devi ancora partorire pensi solo al momento della nascita e sei convinta che poi l’attaccamento al seno verrà da sé e che tu non avrai alcun problema... per lo meno questo è quello che pensavo io. Fortunatamente l’informazione preventiva mi aveva trasmesso la convinzione di volere allattare e avevo trasmesso questa forza di volontà anche a mio marito che è stato assolutamente prezioso!

Sì, perchè purtroppo non è stato così semplice come me lo ero immaginata e dopo il parto mi sono resa conto immediatamente che per me e Alberto l’esperienza dell’allattamento non iniziava nel migliore dei modi. A renderla inizialmente difficile penso che sia stati due fattori: il primo di tipo fisico e di compatibilità tra il mio seno e Alberto, il secondo di tipo relazionale con alcune ostetriche dell’ospedale (solo alcune perchè fortunatamente ce ne sono state altre assolutamente preziose).

Alberto è nato piccolo, un po’ pigro e nonostante lo abbia attaccato più o meno mezz’ora dopo la nascita lui si è trovato davanti un capezzolo che non lo aiutava per niente, leggermente ombelicato... e lentamente Alberto sembrava arrendersi!! E lì è cominciato un po’ di sconforto. A questo si è aggiunto l’intervento forse non corretto di una ostetrica che in un primo tempo ha spinto la testa di Alberto verso il seno non controllando come si attaccava con conseguenti ragadi (nonostante le mie perplessità espresse) e in un secondo tempo mi ha dato un paracapezzolo dicendomi (dopo nemmeno due ore di tentavi) che avrei dovuto allattare tutto il tempo con quello. Fortunatamente un’altra ostetrica sensibile al problema mi ha aiutato ad attaccarlo meglio e durante i giorni di degenza mi ha supportato nei tentativi, confortata anche da una montata lattea immediata e molto abbondante.

La prima ora per me e Alberto non è stata apparentemente molto proficua ma c’è stata e questo forse lui se lo è ricordato perchè la sua forza di volontà e la mia ci hanno premiato.

Tornata a casa con una lettera che consigliava il latte artificiale, mio marito, il pediatra e una volontaria dell’Associazione mi hanno aiutato e supportato affinché non cedessi. Ho tolto il paracapezzoli cercando ogni volta di far uscire il capezzolo prima di attaccare Alberto; tiravo via il latte e, usando il DAS (Dispositivo di Alimentazione Supplementare con tubicini da attaccare ai capezzoli in modo che il bambino stimoli il seno), quando Alberto perdeva il seno e si impigriva gli facevo arrivare il latte dal DAS così che Alberto continuasse a tirare.

Il capezzolo è uscito, il latte è costantemente aumentato e Alberto è stato allattato esclusivamente al seno per 6 mesi e tuttora lo allatto. C’è stato un momento che per motivi di salute non potevo allattarlo ma fortunatamente una scorta di latte che avevo fatto ha permesso a mio marito di “allattare” Alberto con il DAS attaccato al dito!!!!

Ci vogliono forza di volontà, tenacia, molta informazione e persone intorno che ti sostengono...e l’allattamento si rivela l’esperienze più profonda e più intima (nonché utile e comoda!) tra la mamma e il proprio bambino... come è stato ed è tuttora per me e Alberto!

Ylenia e Alberto


Ciao sono Chelia (per l'anagrafe Domenica), sono madre di due bei bambini: Giuseppe 3 anni e 10 mesi (così ama dire lui) e Marianna di 3 mesi.

Ho partorito i miei due figli qui a Modena, nonostante la mia profonda sicilianità, amo Palermo e la mia terra, ma ormai Modena è la città dove vivo.

Durante le mie due gravidanze ho frequentato tutti i corsi possibili:preparto, allattamento, sostegno alla famiglia ecc, e sono stata ovunque, al consultorio e nei vari centri che in città sostengono la maternità e l'allattamento. Ho allattato Giuseppe per quasi 3 anni e adesso con Marianna andiamo alla grande. Il corso che più mi ha aiutato ad allattare è stato quello al consultorio nel 2003 quando ero incinta di Giuseppe. Di quel corso ricordo una frase fantastica: BUTTATE VIA BILANCE E OROLOGI. CHE OSTETRICA FANTASTICA. Quando è nato Giuseppe, al policlinico, me ne hanno fatte di tutti i colori: ero già di 41 settimane piu 5gg, Giuseppe era stimato tra i 4kg e 600/5kg. Mi hanno stimolata per 2gg, prima col gel e poi con l'ossitocina (se ci penso ancora adesso, mi sento morire... ero proprio una stupida)... alla fine è nato alle 20.30 del 7 novembre e l'unica cosa bella che mi è capitata al policlinico, a parte mio figlio, è stato che me lo hanno posato addosso appena è venuto al mondo e io l'ho attaccato immediatamente. Giuseppe ciucciava con una tale voracità che il giorno dopo hanno dovuto farmi impacchi di acqua calda per ore; una ragazza in camera con me diceva alla madre (mia madre era in Sicilia sigh) "Guarda che bravo, è sempre attaccato" e io invece piangevo per il dolore, ma quel dolore è valso a tanto. Per Marianna ho scelto il centro nascita del policlinico. È stata un'esperienza meravigliosa, unica, stupenda. La mitica Marianna è nata con gli occhi aperti, serena e bella. L'ho attaccata subito e nessuno me l'ha toccata più. Quando non ciucciava la mettevo dentro la mia camicia da notte e lei stava tranquilla e serena. Non piange mai e da subito ci siamo capite. Vorrei tornare ad allattare di nuovo il mio bel Giuseppe, se avessi saputo che il tempo corre via così velocemente, lo avrei allattato anche di più. Grazie per avermi dato la possibilità di parlarvi dell'esperienza più bella e gratificante di tutta la nostra vita, mia e di mio marito, se non fosse stato per lui e per il suo sostegno io non avrei fatto nulla di tutto questo. Chelia, Gianpiero, Giuseppe e Marianna



Ho allattato il mio bimbo fino a 16 mesi.
Ho allattato a richiesta e ho lasciato che fosse lui a non chiedermi più la poppata.

Per me l'allattamento è stato un periodo bellissimo di forte legame con il mio bimbo. Durante la poppata sia il mio bambino che io ci rilassavamo moltissimo. Secondo la mia esperienza, l'allattamento al seno non si è limitato al solo nutrimento del corpo, ma anche dello spirito. Il mio bimbo ha poppato fin da appena nato e durante i giorni in ospedale lo tenevo sempre nel letto con me. La stessa cosa anche nei primi giorni a casa. Così, insieme abbiamo stimolato la produzione di latte. Maddalena



La mia esperienza di mamma

Ciao! Sono Susi e la mia bimba, Emma, è nata il 20/09/2006.

Ha avuto molta fretta di vedere la luce del mondo, ed è nata alla 34° settimana + qualche giorno causa rottura delle acque per fortuna con parto naturale indotto dalla flebo di oxitocina dopo circa 9 ore di travaglio.

Purtroppo appena uscita il neo natologo ha dovuto visitarla subito perché essendo prematura aveva bisogno di controlli accurati, così ho saltato tutti i bellissimi momenti post parto in cui te la lasciano sulla pancia e tu puoi gioire di quei primi attimi. Non l’ho neppure attaccata al seno e nei giorni seguenti lei è sempre rimasta al nido (per fortuna non ha mai avuto bisogno della neo natologia!) per essere monitorata. In ospedale ho avuto la fortuna di conoscere l’ostetrica della stanza di allattamento del Policlinico che mi ha molto sostenuto e dato molti consigli. Nei 5 giorni interminabili di ospedale in cui la mia piccola non è mai stata accanto a me nella stanza, ogni 3 ore andavo al tiralatte e raccoglievo 10 cc di latte mentre vedevo arrivare la montata lattea a tante mamme.

Emma doveva mangiare ogni 3 ore perché dai 2,400 kg alla nascita dopo il calo era arrivata a circa 2,240. I nostri primi giorni sono stati più o meno così: io andavo al tiralatte, quel po’ che riuscivo a togliere glielo davo con dito e siringa, poi procedevo con l’aggiunta di latte artificiale per arrivare alla quantità raccomandata. Quando siamo uscite dall’ospedale ero ossessionata dal fatto che questa bimba dovesse mangiare mangiare mangiare!!!

Arrivate a casa Emma ed io non avevamo trascorso insieme mai più del tempo che impiegavo ogni 3 ore per darle quel latte con dito e siringa e oltre ad essere due estranee, non avevo la più pallida idea di come dovessi fare ad attaccarla al seno. E qui entra in scena l’associazione Mamme per le Mamme di S. Damaso e nello specifico la figura di M.

È venuta a casa nostra e mi ha illustrato tutte le tecniche necessarie per l’allattamento, mi ha assistito moralmente e abbiamo attaccato Emma che, pur essendo piccola e fragile, ha mostrato subito una grinta e una voglia di attaccarsi a me ammirevoli! Si attaccava meglio da un seno, così abbiamo capito che da sdraiate le veniva più facile. La montata è arrivata quando eravamo a casa, oltre una settimana dal parto, quando temevo che non sarebbe mai arrivata. Desideravo con tutte le mie forze allattare Emma al seno, e ho cercato di crederci e di non demoralizzarmi. Sapevo dentro di me che la mia bimba prematura di 1 mese e mezzo aveva bisogno di nutrirsi e non doveva avere attorno a sé un’atmosfera di tensione e paure, così ho cercato di allontanare la depressione post parto facendomi coraggio e credendo con tutta me stessa che allattarla e comunicarle tutto il mio amore fosse il modo migliore per recuperare quel tempo perduto che non avevamo avuto entrambe appena era uscita dalla pancia.

Oggi Emma ha compiuto 1 anno e prende ancora molto del mio latte. Anzi, vi dirò di più, lei ha saltato lo svezzamento tradizionale con l’introduzione dal 4-5°mese di frutta. Non ha mai mangiato le pappe, gli omogeneizzati, i semolini e tutto ciò che viene introdotto gradatamente secondo quanto consigliato dai vari pediatri in maniera più o meno simile. Cosa mangia? Diciamo che dal 10° mese lei ha iniziato a mangiare i maccheroncini e l’affettato, purtroppo non c’è modo di farle mangiare frutta e verdura al momento, ma ha uno sviluppo più che normale e naturale come tutti i bimbi della sua età.

Per me l’allattamento al seno:

- è stata un’esperienza unica che ha creato un forte legame fra me e Emma che si è riflesso su tutta la nostra famiglia

- non è stato solo alimento ma anche prevenzione e cura della sua salute perché grazie agli anticorpi che le ho trasmesso Emma si è risparmiata tanti malanni di stagione e finora siamo riusciti a temporeggiare anche con le prime malattie dell’infanzia

- ho rispettato i suoi tempi e le ho risparmiato tanti tentativi fatti per trovare il latte a lei adatto.

contro, c’è sicuramente il fatto che sarà dura staccarla dal seno, ci sono le notti insonni, le levatacce frequenti, la dipendenza reciproca dei primi tempi, ma anche del dopo io ho vissuto tutto ciò con gioia, non nascondo con fatica, con scoraggiamento a volte, ma ciò che ne ho guadagnato è stata salute psicologica e la consapevolezza che la scelta fatta da me e dal padre di Emma è stata la migliore per tutti.

Speriamo di dare a Emma un fratello e/o una sorella, e io spero di riuscire ad allattare al seno i nostri figli consapevole che le prossime esperienze saranno certamente diverse da questa, ma i nostri sforzi verranno ricompensati perché il latte materno è un alimento insostituibile e merita sacrificio e rispetto!

Susi Emma Davide


Nonostante tutto... ce l'abbiamo fatta!!!

Allattare si può anche dopo 12 giorni dal parto.

Venivo dall’esperienza di una meravigliosa gravidanza da manuale: Gaia, la mia primogenita nata alla fine di maggio del 2003, mi aveva dato la possibilità di assaporare ogni magnifico istante della gravidanza e regalato un parto che tuttora ricordo come il momento più bello della vita...

Fu un parto naturale scandito dai ritmi che la natura aveva scelto per noi nell’atmosfera ovattata e rilassata dell’ospedale di Carpi. Il personale ostetrico a regia discreta di un momento così unico seppe accompagnare con dolcezza l’arrivo del corpicino vitale della mia piccola sul mio ventre ancora dolente per le contrazioni.

Ricordo ancora quella piccola extraterrestre umida e calda, avvolta nel telo verde, tra i miei seni, in ammirazione, come se li avesse conosciuti da sempre.

Dopo il bagnetto mi fu portata in camera dove, con la diligenza di una scolaretta, misi in opera le preziose informazioni ricevute in gravidanza in merito all’allattamento. Fu l’inizio di uno spettacolare percorso di coccole e nutrimento che il latte materno regalava a me e alla mia piccola Gaia: niente ragadi né ingorghi, tutto andò a meraviglia fino al tredicesimo mese quando, di comune accordo, decidemmo serenamente che era venuto il momento di terminare questa felice esperienza.

A distanza di quasi 4 anni, fiera di un “bagaglio” così positivo, affrontai con entusiasmo l’inizio di una seconda gravidanza.

Le aspettative altissime per l’arrivo del nuovo bebè vennero bruscamente a crollare nell’ecografia morfologica del quinto mese quanto mi fu detto che il feto che portavo in grembo soffriva di una cardiopatia congenita piuttosto seria: stenosi polmonare con grave insufficienza della valvola tricuspide.

Fui indirizzata al reparto di fisiopatologia prenatale dell’ospedale S.Orsola Malpighi di Bologna dove fui seguita ed in seguito ricoverata fino allo scoccare della 37ima settimana.

Tutti i miei sogni di un parto naturale come il primo, del primo dolce contatto pelle a pelle con la mia nuova bambina furono bruciati in un attimo con la sentenza del taglio cesareo programmato. Un pensiero deludente che appesantiva ulteriormente la gravità della patologia sofferta dalla mia nuova cucciola.

Ma fu proprio in quel dialogo muto tra mamma e bambino che io e Rebecca, pochi minuti prima di entrare in sala operatoria per il cesareo, ci promettemmo di recuperare quanto prima ciò che ci veniva “rubato”.

Il 23 aprile 2007 nacque così la mia secondogenita Rebecca che fu trasferita immediatamente, senza il tempo nemmeno di vederla, nel reparto di cardiochirurgia pediatrica del prof.Picchio. La situazione era grave: quella che in ecografia sembrava una stenosi si rivelò un’atresia polmonare e a meno di 24 ore dalla nascita Rebecca fu trattenuta per ben 5 ore in sala operatoria dove fu sottoposta ad un delicatissimo intervento di cateterismo cardiaco.

Io potei vederla solo per qualche minuto il giorno successivo nel reparto di terapia semi intensiva: quello scricciolo era lì immobile, intubato da tutte le parti, tra l’odore di disinfettante ed i “beep” dei saturimetri. Il senso di impotenza e di delusione davanti ad uno spettacolo così crudo mi gettò in una profonda depressione post partum.

I giorni passavano lenti e la promessa di riabbracciare la piccola dopo tre giorni dal parto si vanificò quasi subito: al terzo giorno fui dimessa e rientrai a casa a Modena mentre Rebecca rimaneva sola in quel di Bologna a lottare tra la vita e la morte. Il rientro a casa suonava come una sconfitta: mi ritrovavo vuota nel ventre e nell’anima. Mi erano concessi solo pochi minuti al giorno per vedere la nuova arrivata.
Solo una cosa mi rimaneva da poterle donare: il mio latte. Presi tra le mani le foto Polaroid della mia piccola grande Rebecca e mi attaccai al mastosuttore con accanimento misto a sconforto.

Le prime volte producevo più lacrime che gocce di latte che però raccoglievo minuziosamente per portarlo in reparto appena possibile. Vedevo mamme produrre interi biberon mentre io a stento arrivavo ai 20 grammi per volta!

Rebecca intanto era sempre in terapia semi intensiva dove i tentativi di stubarla non sembravano aver successo. Veniva nutrita solo con soluzioni fisiologiche e glucosate mentre il mio latte rimaneva in freezer.
I giorni passavano e con essi anche la probabilità di attaccare prima o poi al seno la piccola Rebecca. Dentro di me sentivo ma soprattutto volevo fare ancora qualcosa per lei.

Poi finalmente, dopo 12 giorni dal parto la piccola fu trasferita in reparto ed io, dopo la telefonata mi precipitai con il primo treno a Bologna con l’intrepida voglia di prenderla tra le braccia.

Chiesi subito se potevo attaccarla al seno e le infermiere, più per compassione che per fiducia, mi aiutarono a staccare alcuni fili a Rebecca. Mi scoprii il seno e avvicinai con le mani tremanti la mia piccola che, come a dire “Oh eccoti mamma, finalmente!”, si attaccò al capezzolo come se qualcuno le avesse detto come si faceva!

Era debole certo, ma con tanta voglia di farcela.

Mi chiesero allora di fare la doppia pesata ed il controllo dei pannolini: se non avessi raggiunto la dose programmata di latte avrei dovuto darle l’aggiunta. Mi bastò una volta vedere riempirsi i rivoli di latte attorno alle labbrucce di Rebecca per capire che quella non era la nostra strada. Nemmeno l’infermiera pignola che mi chiedeva di attaccarla matematicamente al seno ogni tre ore esatte mi convinceva. Non volevo intestardirmi a scapito della salute di mia figlia ma sentivo che quello non era il nostro ritmo: io e Rebecca avevamo bisogno di tempo, il nostro tempo!

Ad ogni richiesta di Rebecca il mio seno era pronto al suo servizio. Lasciammo così in ospedale la bilancia insieme ai brutti ricordi!!!

Dopo un mese e mezzo Rebecca subì un secondo intervento al cuore ma anche in quella occasione non sfiorammo né il biberon né il ciuccio e ce la cavammo con il salto di appena due poppate.

Ora Rebecca ha 5 mesi e nei suoi otto chili di “burro” mi guarda con i due occhioni vivaci, sgambettando felice tra i sonori vocalizzi. Siamo complici nella vittoria: nonostante tutto ce l’abbiamo fatta. Non di rado adesso Rebecca interrompe le poppate per guardarmi e sorridere ed io, con un conseguente picco di prolattina, piango ancora …ma questa volta per gioia!!!

Artefici del successo di questo allattamento felice, oltre alla mia caparbia volontà e all’istinto di suzione di Gaia e Rebecca, sono stati i preziosi consigli ascoltati duranti gli incontri promossi dal GAAM, il sostegno della mia pediatra e soprattutto il supporto morale di mio marito che con discrezione ha rispettato e sostenuto le mie scelte.

La mia esperienza sia a disposizione di tutte quelle mamme che ne hanno bisogno come riscatto per la fortuna che mi è stata data!



Donatella e la piccola grande Rebecca


La prima ora di vita del mio bambino...

Per arrivare alla prima ora di vita del mio bimbo sono trascorsi ben 9 mesi di gravidanza... mesi che mi hanno permesso di prepararmi al grande evento!

Ho letto diversi libri sui primi mesi di vita del piccolo… in particolar modo “l’arte dell’allattamento materno” della La leche league international, inoltre ho frequentato gli incontri di “Mamme per le mamme”… ero razionalmete pronta ad affrontare la prima ora col mio piccolino!

Poi è arrivato il travaglio… tutto procedeva bene … ma… ad un certo punto si è dovuto decidere di entrare in sala operatoria per fare il parto con taglio cesario … ricordo ancora la mia più grande preoccupazione…:”ma se mi fanno il cesario riuscirò ad allattare il mio bambino?”… da tutte le mie letture sapevo benissimo che sarebbe stato possibile, ma… in quel momento la mia razionalità si era presa una gran bella vacanza… fortunatamente l’ostetrica che mi stava assistendo, come mamma, aveva avuto ben due parti cesari e aveva allattato senza problemi le sue bimbe e così mi ha tranquillizzato.

Sono in sala operatoria… il mio piccolino viene estratto di forza da me… poi viene immediatamente allontanato: l’ostetrica lo prende, lo pulisce e lo veste e nel giro di pochi minuti me lo riporta… ma solo per un’occhiata a distanza… I medici procedono al loro lavoro di sartoria… dall’emozione e dalla stanchezza, o forse per i farmaci mi addormento… e quando mi risveglio sono pronta per essere portata in camera.

Finalmente posso incontrare il mio piccino…La nostra separazione non è stata molto lunga… forse una trentina di minuti… ma lui nel frattempo ha strillato disperato… di che cosa aveva bisogno?

L’ostetrica mi aiuta a sistemarmi nel letto… poi prende il piccolino… lo adagia vicino me… ed ecco… che mi aiuta ad attaccarlo al seno….FINALMENTE SIAMO DI NUOVO UNA COSA SOLA!!!!!! E lui finalmente si calma… e mentre per la prima volta succhia dal mio seno si addormenta sereno… Non ci sono parole per descrivere l’emozione.

Da quel momento sono già passati 15 mesi… e lui tutte le sere si addormenta succhiando latte proprio da quello stesso seno ed ogni volta vederlo rilassarsi, rasserenarsi e addormentarsi mi riempie di una forte emozione…

In realtà sono comparse nelle ore successive alcune difficoltà… nei primi tentativi di attaccarlo al seno da sola… ma soprattutto alle dimissioni dall’ospedale, quando a causa di una perdita di peso pari al 10% del peso corporeo del mio piccolino, la pediatra di turno mi ha spiegato che dovevo dargli l’aggiunta di latte artificiale finchè non fosse arrivata la montata lattea… In quel momento sono entrata in crisi….
Con tutta la preparazione che avevo fatto prima del parto… non ero in grado di nutrire il mio bambino! Forse non lo attaccavo bene?
Forse il mio fisico non era adatto all’allattamento? Forse ero una madre incapace?

Per fortuna che mi ero documentata, ed informata… perché in quel momento così delicato… in cui gli ormoni la fanno da padroni e si è in balia delle assurdità che tanti ci raccontano avevo un’unica certezza, i numeri di telefono delle consulenti di “Mamme per le mamme”.

È stata sufficiente una telefonata per capire che ero sulla strada giusta e che bastava pazientare…

Solo per tranquillità il mio bimbo ha ricevuto due aggiunte di latte artificiale… per il resto si è nutrito solo del mio latte e vi posso assicurare che il mio piccolino tittava parecchio… in fondo era nato di ben 4,320… ce ne vuole di latte!

Anche nei mesi successivi ho continuato a frequentare “mamme per le mamme” … è bello trovarsi con altre mamme a condividere i tanti dubbi che possono sorgere sull’allattamento al seno… ti dà forza e ti aiuta a non cadere nelle frasi superficiali che amici e pareti sono soliti proferire con tanta leggerezza minando quest’esperienza unica ed irripetibile…: “ma sei sicura che ce ne sia abbastanza (di latte)?” “ma non va bene allattarlo così spesso” “ma il tuo latte è ancora buono?” “ ma lo allatti ancora?” ecc….

Allattare al seno il mio piccolino è per me molto importante… all’inizio era il desiderio di nutrirlo con l’alimento migliore che ci fosse in natura, poi è diventato un modo per stare con lui attraverso una relazione unica ed irripetibile… “la titta” non solo lo nutre fisicamente, “la titta” lo rilassa, “ la titta” gli conferma che la mamma c’è ed è lì proprio per lui, lo rassicura quando ha paura, lo calma quando è nervoso, “la titta” ce l'ha la mamma e solo lei.

Mia suocera ha allattato il suo bimbo artificialmente e non aveva in famiglia persone che allattassero al seno… per lei è stato sconvolgente vedere quanto l’allattamento al seno mi abbia semplificato tanto la vita… il latte c’è sempre.. è sempre alla temperatura giusta e non bisogna sterilizzare o scaldare nulla…

Ma se non avessi saputo di “mamme per le mamme”, se in ospedale non avessi manifestato tanto esplicitamente il mio desiderio di allattare il mio piccolo, se l’ostetrica che mi ha assistito durante il travaglio non fosse stata sostenitrice dell’allattamento al seno, se non avesse avuto esperienza personale di allattamento dopo il parto cesario, se non mi avessero aiutato ad attaccare quanto prima il mio piccolino al seno… le cose sarebbero andate tanto bene?



A.Z.



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